Parliamo di un problema molto diffuso nella popolazione anziana, ma che in questi tempi si sta diffondendo sempre più anche nelle persone relativamente giovani: il dolore all’anca.
Il dolore all’anca può essere causato dall’artrosi dell’articolazione coxo-femorale, la cosiddetta coxartrosi.

Vi daremo delle indicazioni per capire come distinguere il vero e proprio dolore all’anca causato dalla coxartrosi rispetto ad altre problematiche che si vanno ad evidenziare nella stessa regione anatomica, poi cercheremo di spiegarvi quali sono i meccanismi che possono indurre questa patologia per finire con qualche consiglio pratico per prevenire questo problema con degli esercizi che voi stessi potrete fare a casa o in palestra

CHE TIPO DI DOLORE PRESENTA LA COXARTROSI E DOVE SI MANIFESTA?

E’ un dolore di tipo trafittivo, per capirci come una coltellata che si manifesta nella regione dell’inguine, la sensazione di una coltellata che può anche avere un decorso discendente verso la regione interna del ginocchio.
Il dolore si manifesta in tutta la regione dell’inguine, sede dell’articolazione coxofemorale, dove l’arto inferiore si unisce alla parte superiore, il bacino si unisce al tronco.
Quest’area anatomica è influenzata da tutto quello che facciamo in piedi, dalla camminata e anche da tutte le posizioni che assumiamo durante il giorno.

COME SI MANIFESTANO I DOLORI NELLA PRIMA FASE

Quindi, la coxartrosi non è da confondere con i dolori che invece si manifestano a livello del fianco.
Guarda come si manifestano i dolori nella prima fase: non compaiono mai a riposo, si scatenano quando ci si alza dopo essere stati seduti per un periodo lungo oppure salendo e scendendo le scale o comunque camminando a lungo. Poi quando siamo ad un’età più avanzata anche con i primi passi fino ad arrivare veramente ad avere un problema invalidante.

QUALCHE INFORMAZIONE ANATOMICA

Questo è il bacino, la parte sottostante è l’ileo e questa con cavità a forma di sfera è proprio l’articolazione coxofemorale, l’acetabolo, dove si inserisce la testa del femore che ovviamente è a forma di semisfera e va a costituire lo snodo dove parte la gamba.
La cavità dell’acetabolo è rivestita da una sporgenza di tipo cartilagineo che ci permette di muovere il femore.
Se si creano degli squilibri muscolari o biomeccanici che coinvolgono proprio la parte del gel cartilagineo, questo si potrebbe indebolire fino a quasi rompersi anche del tutto, creando quindi una instabilità articolare. Cosa fa il nostro corpo di fronte a questa instabilità articolare? Inizialmente cercherà di irrigidire l’apparato muscolare per bloccare il movimento, se ancora non basta va ad investire tutta la componente cartilaginea, i legamenti, e se ancora questo non basta l’ultima possibilità che ha è quella di depositare calcio, quindi calcificare l’articolazione bloccandola del tutto. Ecco che sorge il meccanismo artrosico.

LO SQUILIBRIO MUSCOLARE

Lo squilibrio muscolare causato dall’errato centramento dell’articolazione può essere provocato o influenzato da diversi fattori. Dal punto di vista biomeccanico discendente, quindi dall’alto verso l’articolazione coxofemorale, potremmo avere un mal posizionamento del bacino rispetto alla colonna vertebrale, soprattutto sulla posizione delle anche.
Dal punto di vista ascendente, quindi dal basso verso l’alto, potremmo avere una disfunzione a livello del piede quindi una base d’appoggio instabile principalmente verso la pronazione (piede che tende verso l’interno) e perciò un ginocchio che può andare in valgismo (posizione a X). Questo va ad influenzare ovviamente la posizione del femore e la sua centralità a livello dell’articolazione.
Un altro fattore che può influenzare l’articolazione dell’anca sono dei possibili stati infiammatori a livello dell’intestino e del colon: l’infiammazione di un tessuto che si trova adiacente all’articolazione e ai tessuti articolari trasferisce tale infiammazione a tutto quello che si avvicina. Un’altra possibile causa di questo disequilibrio muscolare è la posizione seduta, quando è molto prolungata nel tempo.

COSA SUCCEDE QUANDO STIAMO SEDUTI A LUNGO

La pressione della sedia esercitata a livello dei glutei nel tempo causa un’inibizione del nostro stesso tono muscolare, in sostanza il muscolo si indebolisce. La posizione ad anca flessa e ginocchio flesso fa sì che questi muscoli si vadano ad accorciare e perciò rimangano più rigidi e contratti. In tal modo avremo una diminuzione della forza degli estensori dell’anca e una diminuzione invece della lunghezza dei flessori: ecco il disequilibrio muscolare che porterà rigidità all’articolazione coxofemorale.

CONSIGLI PER LA SCELTA DELLA SCARPA

Abbiamo visto che una delle motivazioni per cui sorge questo problema è la stabilità dell’anca, che può essere a sua volta causata dalle disfunzioni degli arti inferiori soprattutto a livello del piede. Un piede che prona, che cade verso l’interno può causare un malfunzionamento anche dell’articolazione dell’anca.
E qui possono essere utili dei consigli per la scelta della scarpa:
se siamo sofferenti da questo punto di vista, anzitutto cerchiamo di non usare scarpe col tacco alto o quantomeno non scegliamo scarpe che abbiano un differenziale tra tallone e avampiede troppo elevato;
scegliamo delle scarpe che possano sostenere il piede perlomeno che che c’è un percorso di rieducazione del piede stesso.

QUALI SONO I NOSTRI CONSIGLI PER AFFRONTARE QUESTA PATOLOGIA?

Innanzitutto se abbiamo un lavoro che ci costringe a stare molto tempo seduti la cosa più semplice e più banale è quella di intervallare il tempo di seduta con delle piccole camminate o quantomeno con delle posizioni diverse. Poi sicuramente rivolgersi a un medico specialista per una valutazione approfondita dello stato di degenerazione dell’articolazione e, cosa molto importante, intraprendere un percorso di riequilibrio posturale con un terapista.

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